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Spedizione dalla Spagna.
La giornalista Valeria Vegas costruisce in questo prezioso libro un ritratto emotivo, divertente e pieno di sorprese e aneddoti delle principali donne che hanno costruito nell’ultimo secolo, contro vento e marea, uno dei nostri segni essenziali di identità, il folclore flamenco.
Loro sono la voce della nostra cultura musicale, hanno "españoleado" per il mondo e hanno vissuto vite vertiginose in tempi difficili, coraggiose, talentuose e... così flamenco.
Mescolate, sottovalutate e molte volte ingiustamente dimenticate, le nostre folclóricas sono donne di natura vulcanica, che hanno cantato e vissuto come nessuno l’amore e il dramma. Le loro storie, in tempi in cui essere di sesso femminile non aiutava, dimostrano che erano astute, che riuscirono a controllare le loro vite e a essere avanti rispetto ai loro tempi mentre costruivano il nostro lascito culturale più internazionale, arrivando a essere alcune autentiche stelle del cinema e della musica, e a relazionarsi con le grandi figure intellettuali della loro epoca.
Il folclore flamenco è stato denigrato per decenni per la sua apparente vicinanza al Regime e per un certo odore di naftalina, tuttavia, attraverso la storia delle sue donne più importanti dall’inizio del XX secolo fino a oggi, la giornalista Valeria Vegas vuole fare giustizia e mostrare quanto dobbiamo a tutte loro e quanto furono coraggiose. Attraverso l’occhio acuto e lo sguardo ironico e affettuoso della sua autrice conosceremo gli aneddoti, le curiosità e tutto ciò che ha reso unica e pionieristica quella specie singolare di donne che, per bene o per male, ci piaccia o no, sono il nostro patrimonio e la nostra cultura, la nostra storia e il nostro marchio.
“Questo non è un manuale per flamencologi, puristi o eruditi, che già in partenza potrebbero mettere in discussione la rivendicazione di qualcuna di loro, ma piuttosto una rassegna della vita e dell’opera di ventisette donne che si distinsero nella copla e nel folclore nazionale. Furono la colonna sonora di un paese in cambiamento, in continua trasformazione, riflettendo le emozioni più crude e i sentimenti più appassionati. La figura della folclórica arriva fino ai nostri giorni sotto forma di emoji e di calamita da frigorifero, come evidente riflesso della sua profondità nell’immaginario collettivo. Santo e segno di una Spagna che si riconosceva in loro, erano allo stesso tempo la tappa obbligata di ogni straniero di riguardo che passava di qui. E se no, erano loro a recarsi nel paese di turno per dimostrare il loro talento, e come disse una di loro, “españolear por el mundo”. Supportate da abili parolieri e compositori, interpretarono con strazio canzoni che parlavano di disamore, di relazioni furtive, di pene incurabili, di segreti inconfessabili e tormenti vari. Allietarono anche il pubblico con temi scherzosi in cui si ironizzava sulla solitudine, l’età, il matrimonio o la libertà della donna. In definitiva, diedero voce e atteggiamento a ciò che molta gente pensava, sognava o desiderava, e quelle donne, molte di umili origini e a volte quasi analfabete, dimostrarono di avere il talento necessario per l’evocazione, nell’arte difficile di essere narratrici di storie”. – Valeria Vegas